A casa tutti sconnessi

Se il cinema italiano è la nostra casa allora non resta che dirci “a casa tutti sconnessi”.

Negli ultimi giorni sono usciti due film italiani dal respiro corale, con attori celebri e attori famosi ma sopratutto con due trame molto speculari. Rispecchiano i temi contemporanei di ciò che avviene nelle nostre famiglie che altro non sono che la rappresentazione della società, ma sopratutto ricalcano in entrambi i casi una stessa traccia: l’isolazione di un gruppo di famiglia.

I film di cui sto parlando sono “A casa tutti bene” e “Sconnessi”. I toni con cui entrambi i trailer affrontano l’argomento sono diversi. Per il primo l’atmosfera ricalca una chiara ispirazione introspettiva derivante dalla filmica del suo autore, Gabriele Muccino. Il secondo invece, nonostante la presenza di un indiscusso (parere personale) fantastico attore chiamato Fabrizio Bentivoglio, la cui sola voce trasporta nel magico mondo del cinema, eccheggia di film di Natale.

Se i film italiani peccano a volte ingiustificatamente di complesso di inferiorità, così i trailer che li rappresentano troppo spesso peccano di manierismo, cliché e situazioni annunciate.

Morando Morandini, durante le sue lezioni sul cinema amava dire:

Se vedi una pistola in un film, prima della fine della pellicola quella pistola sparerà.

Ebbene, in questi due trailer, la pistola ha già sparato ed è fumante in mano all’assasino. Tutto è già raccontato, fin nei minimi particolari. La poetica del trailer è completamente annientata da una pedissequa descrizione dei racconti, più o meno riuscita, ma priva di un’anima propria.

Allora qual’è la forza che trascinerà al cinema milioni di persone per vedere “A casa tutti bene” e “Sconnessi”? Decisamente la copertura massiccia di un marketing che non ha nulla a che fare con i trailer e il cinema.
Peccato per il cinema italiano perchè professionisti che si occupano di promozione con passione ce ne sono.

A casa tutti bene di Gabriele Muccino

Sconnessi di Cristian Marazziti

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