Piccoli crimini coniugali, trailer prolisso e claustrofobico.

Piccoli crimini coniugali è il film, tratto dalla pièce teatrale, scritta dal drammaturgo francese Éric-Emmanuel Schmitt. L’opera è stata definita una brillante commedia nera, dalla suspence sorprendente, che affronta il rapporto di coppia come la madre di tutti i conflitti.

Essendo tratto da un’opera teatrale, il film con alla regia Alex Infascelli e per protagonisti Margherita Buy e Sergio Castellitto, ha una dimensione spaziale molto ristretta. Claustrofobica. Il risultato del trailer però, “rispettando” la claustrofobia del tema trattato, potrebbe fare perdere allo spettatore attenzione e interesse proprio per la sua dimensione compressa.

Le premesse sono molto buone. Le prime note della canzone del trailer Ma che freddo fa sono potenti, evocative, e ci buttano immediatamente all’interno del rapporto della coppia. Prima ancora di vedere qualche immagine sentiamo Sergio Castellitto, come fosse una voce fuori campo, che ci svela il dubbio:

” Che cosa é successo la sera che sono caduto, perché non riesco a ricordare?”

e poi vediamo i suoi passi all’interno di un corridoio. Delle scarpe di donna. Un indumento gettato a terra.

La prima sensazione è di grosso conflitto, ma poi veniamo spiazzati. Castellitto e Margherita Buy si sdraiando sul letto, in atteggiamento freddo e intimo, e con grande eleganza audio, la musica sottolinea la battuta di Castellitto:

Tu mi ami?

Successivamente inizia una narrazione più dettagliata, e a mio avviso prolissa e claustrofobica, della trama del film. Il brano musicale, che nella prima parte del trailer era stato il punto di forza, prende il sopravvento.

Seguendo il ritmo e la narrativa della canzone, le immagini e le battute del film cambiano a seconda della sua intensità. Durante la parte strumentale vengono usate immagini più leggere, che ci danno qualche indizio su quello che è successo. In seguito, quando il tono della canzone si fa drammatico, le immagini diventano conflittuali è quasi violente: Margherita Buy che lancia dei libri e poi una serie di litigi, infilati uno dietro l’altro, che culminano con le reciproche accuse di menzogna.

Mantenendo sempre lo stesso brano musicale, arriviamo alla fine del trailer. Torniamo sui titoli, come all’inizio, e sentiamo le voci dei due protagonisti, che ci regalano l’ultimo dubbio.

A volte, come in questo caso, il brano musicale diventa troppo importante rispetto alla narrazione, limitandone lo spazio d’immaginazione. Dopo i primi 15 secondi, la forza e l’interesse per il trailer si perdono, a discapito di una narrazione debole e un po’ troppo annunciata.

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